martedì 12 maggio 2009

Pizzicata dalla pizzica

Un sabato piovoso e deprimente e nessuna voglia di tirar fuori neanche la punta del naso.
Gli amici che insistono:- Dai, andiamo alla festa....Quella cascina in campagna è favolosa...niente di complicato. Ci divertiamo, si sta insieme. Verrà anche un gruppo di ragazzi a suonare pizzica e taranta!-
Con una lentezza pari a quella di una lumaca ubriaca mi sono vestita e malcelando il mio malumore ho seguito i miei amici in auto.
Ero davvero spaesata in mezzo a tutta quella gente di cui conoscevo si o no quattro o cinque persone.
Alcuni si passavano uno spinello, altri azzardavano cocktails sperimentali mescolando liquori, tre o quattro suonavano un bongo, la chitarra e canticchiavano.
Poi sono arrivati questi ragazzi, un po' in sordina, con la loro attrezzatura:fisarmonica, chitarra,amplificatore, microfono, tamburelli e nacchere.
Stavo lì ala porta a osservarli, mentre armeggiavano, accordavano, soffiavano nel microfono...C'erano anche un paio di ragazze con gonna lunga che sembravano aspettare ,consapevoli, l'inizio dell'esibizione.
Poi un'esplosione di suoni, sopra tutti il battere cadenzato sulla grossa "tammorra" ...e qualcosa ha iniziato a scavare in profondità nel mio cuore....forse le note nascoste nel mio sangue, le radici di sud e sole che tenacemente sono ancorate nel mio cuore e nella mia anima.
Le ragazze hanno cominciato a danzare , prese dal ritmo vorticoso e trascinante di immemorabile, ancestrale origine....
La pizzica!!!
Fulminata come S.Paolo sulla via di Damasco!
Avvelenata piacevolmente dal ritmico, allucinogeno veleno della tarantola...
Pizzicata dalla pizzica!

giovedì 11 dicembre 2008

Un soffio di fiato...




Istanti
Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l'oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.



Jorge Luis Borges




Non pensavo proprio stamattina che in questo giorno avrei fatto esperienza così da vicino del significato dell'esistenza terrena.


Affaccendati come al solito, sempre di fretta, trasciniamo avanti minuti, ore, giorni della nostra vita sempre con un occhio all'orologio e con la sensazione costante di non aver mai abbastanza tempo per fare quello che dobbiamo o vogliamo.

Poi capita qualcosa che quel tempo lo fa fermare, o meglio sospendere e i secondi cessano di trascorrere nel modo consueto...una volta infatti in questi casi il ticchettìo dell'orologio si interrompeva, bloccato da una mano viva che voleva congelare un attimo speciale nella sua drammaticità.


E capita che mentre sei appena rientrato a casa, oppresso dal grigio di un'umida giornata dicembrina, infreddolito, stanco per il lavoro e con le mille urgenze delle cose ancora da fare e che pensi di fare (...ti dai persino una scaletta di come occuperai il tempo fino a sera), suonano alla porta e apri al tuo vicino di casa in lacrime che ti dice che sua madre sta morendo...

Così ti ritrovi per la prima volta nella vita a vedere un petto che si solleva affannato a ricercare ossigeno, l'occhio che immortala gli ultimi fotogrammi della propria storia e pensi: "ci siamo... E ora? Che succede? Il primo vagito, le carezze di mamma e papà, i dentini caduti, i Natali trascorsi in famiglia, i compleanni, i primi amori, i piccoli e grandi dolori, la solitudine, le frustrazioni, le vittorie, le sconfitte, le speranze, le delusioni, i tradimenti, le disillusioni, le gelosie, la gioia di un figlio, le preoccupazioni, le malattie, le risate, le lacrime, la consapevolezza della vita che passa, l'invecchiamento, il male alle ossa ...tutto questo dove va?"


E ti trovi a provar pena per la tremenda, immensa fragilità umana, ma pure a sentirti paralizzato da un mistero troppo grande per essere compreso....

E quasi d'istinto tracci un segno di croce sulla fronte di colei che sta andandosene e mormori preghiere con la pretesa di essere capace di propiziare la misericordia Divina, nonostante tu stesso ti senta sporco e colpevole...

Troppo difficile descrivere quello che provi, mentre ciò accade e mentre chi resta non vuole che il cordone si recida inesorabilmente.
Intanto tutto scorre e paradossalmente senti nitidamente il clacson impaziente di un automobilista frettoloso, il ronzio sommesso del frigo, un profumo di brodo che viene dalla cucina e ti ricordi che devi scongelare la carne per la cena, che devi spegnere la pentola con l'acqua che di là bolle ormai da mezz'ora, che devi chiamare tua madre che non senti da qualche giorno per comunicarle senza dirglielo quanto le vuoi bene e quanto soffri perchè sai bene che la vita non è che un soffio di fiato.


sabato 25 ottobre 2008

Vita d'autunno.




Autunno di giallo
vestito, per viali
di foglie croccanti,
capriole nel vento
che alza le gonne...
Profumi perduti
io sento tra i rami
degli ippocastani
che piangono ricci.
Dov’è mai nascosta
la molle calura
dei dì sonnolenti
d’estiva memoria?
E’forse racchiusa
nei violacei chicchi
succosi di mosto
che attira le vespe?



























Quando arriva fine agosto, inizi di settembre, mi prende solitamente una grande malinconia... Mi piacciono il caldo, il sole; mi piace la libertà dei vestiti leggeri, dei sandali ridotti ai minimi termini; mi piacciono il mare, la sabbia tra le dita, l'odore della pelle sotto il sole. L'idea di tirar fuori stivali, maglioncini, giacconi e coperte da mettere sul letto mi mettono una tristezza! Come pure vedere quanto le giornate inesorabilmente si siano accorciate.
Però poi ti capita di andare a fare una bella passeggiata nei boschi o semplicemente al mercato e vedi colori, sfumature, senti profumi, aromi di una squisitezza inimmaginabile! E niente è immobile, dalle foglie che volteggiano al vento, agli insetti che approfittano dei frutti zuccherini e degli ultimi tepori per brulicare, ronzare, incuranti di tutto e di tutti, agli stormi di uccelli che migrano disegnando nei cieli figure fantastiche di rara bellezza.
E ti capita di rivedere le tue posizioni: è l'autunno la vera stagione del letargo, delle migrazioni, dell'acquietarsi delle espressioni vitali in ogni senso?
Madre natura ci presenta una tracotanza sfacciata del colore in tutte le sue sfumature, un'abbondanza tracimante di frutti dolci, ricchi, succosi che non ha pari...insomma sembra voler fare sfoggio delle sue ricchezze e della sua bellezza agghindandosi di vesti sgargianti, sembra voler "macellare il vitello grasso" per far festa con i suoi figli ( che non sempre ritornano, come il figliol prodigo, sulle loro posizioni, ammettendo di aver "sperperato" le sue risorse!).



















E poi penso che quando arriva l'autunno, sarà il fresco, sarà il ritorno agli impegni di lavoro, si tende a svegliarsi dal letargo estivo, dalla mollezza che ti prende e ti impedisce di smuovere un muscolo quando la temperatura è alta o sei in ferie e non ti va di far nulla.
A me, ad esempio, viene voglia di fare le pulizie in casa, di riprendere gli hobbies messi da parte, di andare in palestra e prendermi più cura di me ( e non solo a me, vista la quantità di gente che vedo sudare e sbuffare sui tapis-roulant o sulle cyclette, o muoversi a ritmo di musica ai corsi di aerobica).
La città brulica di vita, le attività lavorative riprendono a pieno ritmo, le scuole riaprono, le iniziative "goderecce" legate alla stagione non si contano ( sagre del tartufo, dei marroni, dei funghi, del vino novello ecc).
Altro che stagione della bellezza che sfiorisce! E' la stagione della vita pienamente consapevole delle sue potenzialità, delle sue capacità, della sua potenza, e anche della forza nonostante le sue debolezze.

sabato 27 settembre 2008

Metti un 26 settembre in piazza...



Un giorno come gli altri, anzi meglio degli altri...infatti è venerdì. Comincia il tanto atteso fine settimana e ciò significa una sola cosa per me: lentezza!

Mi trovo sull'autobus n. 91 diretto all'autostazione di Bologna. La mia amica maestra Anna mi ha chiesto se volevo partecipare alla manifestazione di protesta contro il maestro unico e mi è sembrato scortese dirle di no....in realtà non ne avevo granchè voglia, avevo da stirare, da portare in cantina roba ingombrante....

Poi ho pensato che potevo approfittare del fatto di essere in centro per fare un giro al mercato della Montagnola; potevo coinvolgere anche la mia amica...tanto, per quel che valgono questi cortei!!

Già in autobus si respirava una strana atmosfera : a parte gli afrori di ascelle poco lavate, c'era aria di entusiasmo che emanava da mamme e nonne con bimbi al seguito e insegnanti con striscioni arrotolati che cominciavano a scambiarsi informazioni e pareri.

Arrivati nei pressi dell'autostazione ci hanno fatti scendere: c'era così tanta gente che non si passava più!

E' stata un'impresa incontrare la mia amica, ma alla fine l'ho trovata, attorniata da colleghi e bidelli dell'istituto presso cui lavora: gente simpatica, agguerrita. La Piazza XX Settembre era gremita di gente di tutte le età che portava ingombranti striscioni col nome della scuola di appartenenza, di pettorine con la faccia della "ministra" e la scritta "Gelmini bocciata", "previsioni del tempo: tempo lungo instabile su tutta la penisola", "il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini", "no ai tagli, no al maestro unico", di palloncini, fischietti, tamburi, bandiere di associazioni sindacali....

Io mi sentivo un po' un pesce fuor d'acqua all'inizio.

Man mano che il corteo prendeva forma e si avviava verso via Indipendenza però ho cominciato a guardare ogni cosa con occhi diversi: la compostezza del serpentone di gente che occupava pacificamente il rettilineo della via principale di Bologna, l'assenza di un colore politico,la presenza di alcuni sindaci (quelli di Zola e di S.Lazzaro di Savena ad esempio), di dirigenti scolastici coraggiosi come quello della Scuola XXI Aprile, il senso di coesione e unità rispetto a un problema comune che unisce insegnanti, personale scolastico,studenti e famiglie.... Le famiglie!

La cosa più bella è stata proprio la partecipazione dei genitori con i loro bambini. Altro che strumentalizzazione! Strumentalizzazione è usare l' informazione per nascondere i problemi reali e per giustificare provvedimenti impopolari, avvilenti della dignità dei lavoratori, penalizzanti nei confronti di chi è più debole...è tacciare di strumentalizzazione l'espressione del dissenso (diritto sacrosanto) !

Alla fine mi sono sentita anch'io parte integrante di quella massa colorata e unita ed ho indossato con orgoglio la mia bella pettorina con scritta di protesta. Ho dimenticato il mio tour in Montagnola, anzi mi sono chiesta perchè la gente continuava a fare i suoi inutili giri o ci guardava con espressione interrogativa e non si univa a noi, o almeno non cercava di informarsi sul perchè di questa protesta.

Anch'io non ho ancora capito fino in fondo come funziona oggi la scuola e come cambierà se l'applicazione della legge Gelmini avverrà ( Dio non voglia!), ma mi auguro che la coscienza di chi è "in quiescenza" si muova , come si è mossa la mia ieri, che si cerchi di scoprire la verità dietro "al grembiulino".

Il corteo si è concluso con l'invasione tranquilla di piazza Maggiore, mentre il cielo grigio di nuvole cariche di pioggia, ma benevolo con noi, si scuriva e i lampioni spandevano la loro luce gialla sul palazzo del comune e S. Petronio che dal medioevo ad oggi, chissà quante ne hanno viste!!!

Mai una manifestazione come questa, però (almeno penso) che mi ha lasciato dentro una forza, un senso di soddisfazione, di entusiasmo, di energia...come quando si incontra degli amici e si fa festa insieme.





lunedì 8 settembre 2008

Pura poesia...."Le mie parole" di Samuele Bersani.


Le mie parole sono sassi precisi aguzzi pronti da scagliare
su facce vulnerabili e indifese
sono nuvole sospese
gonfie di sottointesi
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate e poi centellinate,
sono frecce infuocate
che il vento o la fortuna sanno indirizzare.

Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato
sono foglie cadute,
promesse dovute
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate
sul foglio capitate per sbaglio
tracciate e poi dimenticate
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire, lo ammetto.

Strette tra i denti
passate, ricorrenti
inaspettate, sentite o sognate...

Le mie parole son capriole
palle di neve al sole
razzi incandescenti prima di scoppiare
sono giocattoli e zanzare,
sabbia da ammucchiare
piccoli divieti a cui disobbedire
sono andate a dormire
sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare
si perdono al buio per poi ritornare.
Sono notti interminate,
scoppi di risate
facce sopraesposte per il troppo sole
sono questo le parole
dolci o rancorose
piene di rispetto oppure indecorose.
Sono mio padre e mia madre
un bacio a testa prima del sonno
un altro prima di partire
le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire...


Strette tra i denti
risparmiano i presenti
immaginate, sentite o sognate
spade, fendenti
al buio sospirate,
perdonate da un palmo soffiate.

giovedì 4 settembre 2008

Un mondo di sapori.


Pancotto....piatto semplicissimo della tradizione contadina, del sud, in particolar modo.
Nient'altro che patate, verdure, pane raffermo e un filo d'olio extravergine d'oliva.
Altro che composizioni chimiche calibrate al milionesimo di grammo e di grado e ultracomplicati mix di ingredienti alla Vissani.... eppure, il palato assapora il divino nelle sue componenti essenziali: amore, forza, verità.
No, non esagero. Questo è il mondo contadino dei nostri nonni che mettiamo sotto i denti, fatto di rughe scavate dal sole che arriccia gli angoli degli occhi, sapido di sudore e di fatica, profumato di terra e di carezze delle mamme del sud che compensavano la povertà di mezzi con la ricchezza dei sentimenti e dell'inventiva.....capaci di creare dal niente veri e propri orgasmi delle papille gustative.
Al paese di mia madre si cucinano parecchi tipi di pancotto, con ingredienti diversi a seconda delle stagioni. Alla base ci sono sempre pane duro e patate, le verdure invece possono cambiare: in inverno cicoriette selvatiche o coltivate oppure verdura mista spontanea, o ancora verza (qui è essenziale aggiungere il profumo del finocchietto selvatico secco) o rucola o cima di rapa , mentre in primavera si usano le fave fresche , invece in estate mettiamo fagiolini , zucchine e profumiamo con menta (secca o fresca non importa).......olio extravergine sempre aggiunto a crudo.
Alla faccia degli Spizzico e dei Mc Donald's! Salviamo le eccellenze della cucina italiana, è la nostra storia, il nostro mondo.